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2 feb 2010

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1 commento

 

La Memoria e la memoria 
di Aristide Libero Mambelli

BerlusconiMai più” è stata la frase che probabilmente si è sentita e letta più volte il 27 gennaio, durante la “Giornata della Memoria”, in cui si ricorda la Shoa. E' un giorno in cui ci si  chiede “come è possibile che sia potuto succedere?”, e la retorica va via come il pane.. La risposta standard è che non esiste una spiegazione umanamente comprensibile, che un dramma del genere è irripetibile e unico nella sua tragicità. Ma forse dovremmo interrogare meglio la memoria, nel giorno a lei dedicato. Forse l'aspetto più spaventoso del genocidio è il fatto che sia un evento non eccezionale nella Storia, ma assolutamente abituale.
A partire dal medioevo ad oggi abbiamo avuto lo sterminio sistematico di 70 milioni di nativi Americani, 6 miloni di Ebrei, alcuni milioni di Indonesiani, Ruandesi, Cambogiani. Solo per citare le cifre che superano il milione. Nativi Americani, Tasmaniani, Maori, sono popolazioni che sono state sostanzialmente cancellate dalla Terra. Questa è la realtà della Storia, e per lo più è la nostra Storia, la storia dei popoli “occidentali”. Il genocidio ne fa parte integrante. Non esiste una vera risposta al perchè accade. Leggendo la Storia con gli occhiali di Marx potremmo prendere le ideologie naziste per cio' che sono, ovvero non la causa ma, per l'appunto, semplicemente ideologie: parole che rappresentano la realtà materiale. Il “perchè è potuto accadere” è parte integrante e della natura sociale dell'uomo. Nel 1971 venne condotto negli USA l'Esperimento di Stanford, nella facolta di psicologia dell'università omonima. L'esperimento è stato poi raccontato in diversi libri, e in un film del 2001, “The Experiment”. Consistette nella simulazione di una situazione di prigionia in cui alcuni studenti interpretavano il ruolo di guardie, ed altri il ruolo di carcerati. La durata prevista era di 14 giorni, ma dopo soli 6 giorni l'esperimento fu interrotto dal ricercatore Phil Zimbardo: “In pochissimi giorni, infatti, le nostre guardie divennero sadiche mentre i nostri prigionieri mostrarono segni evidenti di depressione e stress”. (P. Zimbardo).  Con struggente e drammatica ironia le stesse dinamiche sono state raccontate nel piccolo capolavoro cinematografico “Train de Vie”, in cui gli abitanti di un villaggio ebraico per fuggire alla deportazione allestiscono un treno carico di finti deportati (loro stessi), con tanto di finto gerarca nazista (ebreo) che lo governa, e che grottescamente finisce con l'immedesimarsi eccessivamente con il proprio ruolo, tra gli sberleffi dei “suoi” deportati. Ecco “come è potuto succedere”. E' “normale” che possa succedere; in presenza delle condizioni adeguate, succede: l'uomo diventa un banale carnefice, anche se tutto inizia per simulazione. Ciò che ha distinto la Shoa dagli altri eventi simili storicamente esistiti è stato il fatto che per la prima volta nella Storia l'Occidente ha azzannato un pezzo di se stesso, quale era la comunità ebraica in Germania e in Europa. Un'altra specificità è stata probabilmente la capacità dei sopravvissuti di elaborare culturalmente la tragedia vissuta, e di conservarne e proporne la narrazione ai posteri. Non esiste una Anna Frank Apache, né uno Spielberg Maori. E così, oggi, noi conosciamo, e abbiamo Memoria. Ma sciaguratamente conoscere la tragedia di uomini che segregano e uccidono altri uomini, donne e bambini motivando cio' che avviene con le ideologie più svariate non è un vaccino, non immunizza dal rischio di ripercorrere le stesse dinamiche. Tre anni dopo il nazismo, nel 1948, le Nazioni Unite dividono la Palestina in due parti, e decretano la nascita dello Stato di Israele. In Palestina da allora, e fino al bombardamento “Piombo fuso” effettuato da Israele sui civili Palestinesi nel gennaio 2009 (1200 morti), si è materializzato il più ampio campionario possibile di crimini contro l'umanità, denunciato da alcuni,  sanzionato dall'ONU ed ignorato da molti, per lo meno fino a quando non ci si deve preoccupare se adottare o meno i body scanner nei valichi d'imbarco aeroportuali. La storia palestinese di questi 50 anni puo' essere raccontata  in molti modi, e da tanti punti di vista. Ciascuno di noi puo' scegliere se è più convincente Piero Ostellino o Paolo Barnard, ciascuno di noi ha una sua idea su che cos'è accaduto e perchè. E se non riusciamo a capire chi ha torto e chi ragione possiamo sempre fare del sano equilibrismo e dare un colpo al cerchio uno alla botte come da sempre fa l’Italia, grande partner commerciale dell’Iran, ma altrettanto pronta poi a correre ad indossare la Kippah, per ammansire gli USA che si lamentano sul Wall Street Journal. Avevamo i partiti di lotta e di governo, oggi abbiamo il governo K2: Kefiah (e petrolio) nel portafoglio e Kippah in testa per i fotografi.
Al medio oriente in cambio lasciamo le vittime, e la certezza che gli uomini non abbiano memoria. Lo aveva già raccontato Aharon Zislig, ministro di Israle nel 1948, 3 anni dopo il nazismo e pochi mesi  dopo l'inizio del conflitto israelo-palestinese, quando già 70mila dei futuri 700mila profughi palestinesi erano  stati allontanati dalle proprie case. Disse, parlando al Consiglio dei ministri: “Non ho potuto dormire tutta la notte. Ciò che sta accadendo ferisce il mio animo, quello della mia famiglia e di tutti noi (…). Adesso anche gli Ebrei si comportano come i nazisti ed io ne sono profondamente scosso”.  
Le Monde Diplomatique: le origini del conflitto
Paolo Barnard: capire il torto
Piero Ostellino: Gaza, chi sono i veri responsabili
Barnard vs Ostellino
Rapporto Amnesty International
Wall Street Journal: Italia e Iran
Berlusconi in Israele

 

COMMENTI

mer 03 feb 16:14
E' proprio vero la storia non insegna niente, gli errori del passato e le nefandezze vengono ripetuti puntualmente, forse perché propri del nostro essere, una caratteristica dell'animale uomo, magari la Gelmini trarrà spunto e oltre alla geografia ormai risolvibile con i comuni Tom Tom eliminerà anche la storia, non ci ha insegnato niente.
Lazzaro

 

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