Paolo che aveva rapito sé stesso
di Aristide Libero Mambelli
A noi pare che nei banchi in cui siede la maggioranza, in Consiglio Regionale, si consumi quotidianamente un dramma: quello di Paolo Maninchedda. Lui è lì, ma non vorrebbe. Mentre Giorgio Oppi passa il tempo a entrare e uscire dalla giunta, facendo impazzire gli uscieri di Via Trento, Paolo guarda l’orizzonte fuori dalla finestra della Commissione Bilancio, e come Papillon sogna la libertà.
Le sue quotidiane richieste d’aiuto www.sardegnaeliberta.it sono strazianti messaggi in bottiglia: Paolo è solo contro tutti, nessuno lo capisce. E’ solo nella sua lotta contro il PD, e contro il PDL. Ed è solo pure contro IRS, che gli rosicchia pian piano le gambe della seggiola. Potrebbero essergli amici solo il Re di Tavolara e Doddore Meloni, il re di Mal di Ventre. Paolo è un uomo diviso in due, un uomo di lotta (sul blog) e di governo (in Regione).
Oggi, ad esempio, è preoccupato per la piega che sta prendendo il caso Alcoa, della cui gravità nessuno lo aveva avvisato durante quella maledetta campagna elettorale in cui Paolo fu rapito. Su Alcoa e multinazionali abbiamo già detto la nostra (link). Della Giunta e del Governo, constatandone la marginalità, abbiamo in questo frangente l’umana pietà che è consentita a noi sanculotti. Ma la pietà non è un sentimento che può albergare nel cuore dei grandi condottieri come Paolo. Il suo piano è perfetto: prima l’indipendenza, e poi la soluzione al problema Sulcis. Un bel grattacapo, ma lui sa come fare. Naturalmente non lo rivela a nessuno (e men che meno a Oppi) perché è un piano segreto, ma al momento opportuno lo tirerà fuori. Dà solo degli accenni, e ci sembra di vederlo al bar di Viale Trento, in pausa caffè, mentre gioca a chi la spara più grossa con gli Assessori: “Io saprei farlo perché lo sto già facendo nell’area di Tossilo e so come si fa”.E tutti: “O Paolo, ses troppu forti!”
Ma non finisce qui. En passant, durante il regime transitorio, il piano per l’indipendenza prevede lo sfratto alla Saras. Inutilmente, da più parti, hanno cercato di dissuaderlo: “Ma Paolo, la Saras non è una multinazionale. E’ una spa in salute che ha il core business e occupa migliaia di persone in Sardegna, e non in Nigeria come l’ENI. E’ in attivo e lo sarà per molti decenni ancora, sei sicuro che sia una buona idea? Su questo punto, Paolo è irremovibile: Sarroch dovrà tornare a vivere di piccola pesca, e quando saremo indipendenti potremo finalmente finanziare gli Accordi di programma come quello per Tossilo (10 milioni di Euro in tre anni) con i proventi della vendita ai turisti di grive e casu marzu, che nella nuova Repubblica Sarda potranno essere legali.
Ma proprio sul più bello di questi pensieri la Lombardo suona la campanella, la ricreazione finisce e tutti, consiglieri e Assessori, rientrano in Aula sbuffando. Anche Paolo suo malgrado torna a sedersi mestamente sullo scranno di presidente della Commissione Bilancio, con il pensiero rivolto al giorno in cui spezzerà le sue catene.
E leggendo il suo blog rivediamo le gesta di un altro grande personaggio della Storia della nostra Isola cantate dagli Squallor in “Pane e Barbagia", quell’Antonio Coggiu, che trent’anni fa diventò famoso per avere rapito se stesso:
“Verso i venti-venticinque anni io, Antonio Coggiu, della Barbaggia,
ho organizzato il più grosso rapimento dell'isola: mi sono rapito da solo.
Mi ero comprato una macchina blindata per non farmi rapire, e allora stando da solo nella mia auto mi sono puntato una pistola alla tempia e sono sceso.”
Non sappiamo se il menù in Regione preveda, come era per il povero Coggiu, solo pane e Barbagia, e Barbagia e pane. Speriamo che con lo stipendio da Consigliere almeno un po’ di companatico salti fuori, di tanto in tanto. E magari, se risparmierà qualche spicciolo, un giorno Paolo riuscirà a pagare il riscatto a se stesso, e si libererà, proprio come fece Coggiu. Noi naturalmente facciamo il tifo per lui.