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5 gen 2010

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La Rivoluzione Grigia 
di Aristide Libero Mambelli

Rivoluzione grigiaE' dal 2002 che ci balocchiamo con i colori e con le scampagnate. Abbiamo iniziato ad appendere al balcone delle bandiere arcobaleno, contro la guerra in Iraq. E gli USA con la partecipazione dell'Italia hanno invaso l'Iraq, dove sono tutt'ora. Poi c'è una bella sequenza. Nel 2003 c'è stata la rivoluzione delle rose, che ha portato la democrazia in Georgia e più tardi, nel 2008, anche in Ossezia del sud, con le buone o con le cattive. Nel 2004 la rivoluzione Arancione in Ucraina. E' costata un po' cara agli USA, circa 65 milioni di dollari di aiuti per l'organizzazione, ma vuoi mettere la soddisfazione di far partire una pipeline dal mar Caspio e farla arrivare dritta dritta in occidente senza aver a che fare con i russi?
In Birmania c'è stata la rivoluzione zafferano, ma il regime lì è militare, sembra che siano daltonici e non si sono fatti impressionare più di tanto. Poi c'è l'Iran, e anche qui le cose sono problematiche: gli iraniani infatti sono saraceni islamici, e sono dei barbari: si pensi che hanno una guida spirituale suprema (l'Ayatollah) che comanda su un organismo politico supremo cui si accede per cooptazione, modello a cui si è ispirato Berlusconi nella creazione di Forza Italia. D'altro canto i manifestanti verdi Iraniani sono diversi dai verdi europei: incendiano le auto, e la polizia per risposta spara, avendo abbandonato da anni l'uso della scimitarra. Insomma, ancora non si sa come andrà a finire.
Ci abbiamo provato pure in Sardegna, a fare la rivoluzione colorata: a febbraio 2008 tutti i pro-Soru hanno colorato il proprio profilo facebook di rosso. Idea all'avanguardia: fare la rivoluzione seduti di fronte al pc. Troppo all'avanguardia forse, tant'è che Soru le elezioni le ha perse. Eravamo troppo avanti, come Leonardo da Vinci ai suoi tempi. Ci resteranno tanti bei ricordi che potremo continuare a raccontarci l'un l'altro di fronte al caminetto, o su facebook.
Poi c'è il caso Italia: arrangiati come sempre, abbiamo dovuto raccattare il viola, l'ultimo colore rimasto, che porta pure sfiga. Infatti qualche giorno dopo la nostra scampagnata viola c'è stato a Milano nientemeno che un attentato. Ma niente di serio, il solito attentato all'italiana: da noi per fortuna non ci sono cecchini, ma squilibrati che per salutarsi tra loro si lanciano le statuette di gesso. Ogni tanto qualcuno si fa male.
Insomma, ci siamo detti, dobbiamo darci una mossa. I colori usati fino ad oggi non funzionano tanto bene, e oltre tutto c'è sempre puzza di McDonald dietro queste rivoluzioni colorate. Chi vuole, può approfondire qui: http://tinyurl.com/yekf75s
E abbiamo pensato a un'idea alternativa: la rivoluzione grigia. Anzitutto perché il grigio è un colore di merda e a nessuno verrebbe in mente di appropriarsene, così stiamo tranquilli. E poi perché sarebbe una vera novità: il progetto della rivoluzione grigia non prevede azioni eclatanti, ma soltanto che i partecipanti inizino a comportarsi come cittadini responsabili. Ognuno sceglie come fare: c'è quello che rinuncia a chiedere il posto di lavoro per proprio figlio al politichetto di turno; quello che diffonde informazioni gratis per tutti; quello che racconta a tutti cosa fa di bello l'Amministrazione del comune in cui vive; quello che ricopre incarichi pubblici, elettivi  o di lavoro, con trasparenza e impegno. E c'è quello che dedica regolarmente un po' del proprio tempo libero a “fare politica”, costruire la vita della “polis”, della propria città. Perché se la “politica” la confondiamo con la parola “partitica”, non ci si può lamentare se le cose non vanno come dovrebbero. Questo è il nostro proposito per il 2010: la rivoluzione grigia. E il nostro augurio è che saremo in tanti. E' un sogno ambizioso, certo, ma in fondo i Maya hanno detto che nel 2012 ci sarà la fine del mondo, e fino ad allora per lo meno prendiamoci il lusso di sognare un po'.

 

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