Parole grandi grandi.
di Daniele Basciu
Non è novità che serpeggi tra alcuni una certa insofferenza verso l'attenzione che i cittadini riservano alle attività degli amministratori locali. Nel corso del 2009 i vari movimenti, associazioni, consigli condominiali sono stati definiti nei modi più pittoreschi: da “associazioni della domenica” a “accozzaglia di gente che viene da mille partiti” a “succhiasangue”. Mancava fino a oggi la definizione di “squadrismo fascista”.
Nel corso della seduta di Consiglio comunale del 21/12 apriva il dibattito il consigliere di opposizione Franco Bayre (vai all'intervento), che richiamava all’Assemblea i problemi tutt’ora aperti per il territorio:
- le linee programmatiche per il futuro PUC che ancora non sono state presentate in Consiglio;
- la mancata convocazione dei consiglieri comunali per la partecipazione al recente incontro Comune -Hidrodata in merito al piano di messa in sicurezza del Rio San Girolamo;
- la perdurante assenza di intervento dell’amministrazione in merito al monitoraggio degli odori del compostaggio denunciato e discusso da Demos Capoterra a luglio '09 in un’assemblea pubblica con la partecipazione del Sindaco, invitato direttamente dal movimento;
- il degrado urbano di centro storico e quartieri periferici.
Problemi reali e oggettivi, in qualsiasi modo li si voglia raccontare.
Nel proseguo del dibattito il consigliere Bayre veniva accusato di svolgere la propria attività politica con l'utilizzo di una “claque costituita in buona parte da personaggi a lui vicini passati da un partito all'altro in attesa di elezioni”, con “metodi da squadrismo fascista che creano un clima di odio nella nostra comunità”. Paroloni.
Trovandoci lì ad assistere, ci siamo guardati intorno. I palchi destinati al pubblico per le sedute di Consiglio possono accogliere circa 90 persone. In quel momento c'erano circa 6-7 persone e un’agente di Polizia municipale. Poca roba, ma sufficiente per essere percepita come un disturbo, pare. Non considerando alcuni consiglieri che al momento erano fuori emiciclo, gli unici destinatari possibili dell’appellativo di “claque” facente parte di questo ipotetico progetto nero eravamo noi quattro del movimento Demos Capoterra, lì presenti.
Da un lato è da apprezzare lo sforzo dell’oratore di rifarsi ai grandi modelli provenienti dall’alto in questo anatema che ripropone in scala 1:43 la recente caccia dell’On. Cicchitto ai “seminatori d’odio”.
D’altro canto un’accusa di questo genere proveniente da un esponente politico influente e autorevole sarebbe senz’altro offensiva per i destinatari, ma fortunatamente non è questo il caso, visto l’autore.
L’appellativo di claque resta comunque fuori luogo per vari motivi. Il primo è che in Consiglio sono vietati applausi o pernacchie, pertanto i presenti non possono controbattere neanche quando sono bersaglio di tentativi di provocazione gravi e grevi come questo. Il secondo motivo è che non saremmo adeguati. Le dinamiche capoclacque - clacque non le pratichiamo e ci disgustano, forse chi le ha tirate in ballo è più ferrato in materia, non sappiamo.
Arriviamo quindi di volata al terzo punto: questo livore è fuori luogo perché fondato su una colossale ambiguità semantica. L’ambiguità del pensare che sia sufficiente farsi chiamare “democratico” per esserlo, mentre nei fatti si pratica insofferenza verso l’opposizione e verso quanti non presentano un regolamentare marchio di fabbrica.
Noi non perdiamo le speranze di riuscire a entrare nel merito dei problemi. Aspettiamo ancora con fiducia di conoscere le linee programmatiche del PUC; aspettiamo di capire se la Coop Mille avrà in eterno l’acqua corrente a giorni alterni e la puzza di cane morto a giorni consecutivi; aspettiamo di conoscere come l’amministrazione stia diffondendo il Piano di Protezione Civile nella popolazione mentre l’inverno va avanti; aspettiamo che ci si spieghi perché il greto del rio Rio Santa Lucia ospiti oggi in totale abbandono per centinaia di metri una foresta di canne alte 4-5 metri (vedi sotto).
In questa nostra attesa siamo sostenuti dalla nostra incrollabile buona educazione che ci impone di non lasciar mai da solo di punto in bianco chi in quel momento sta parlando. Se il 21 avessimo abbandonato l’Aula consiliare cosa sarebbe rimasto? Un freddo e spoglio salone, e dei goffi tentativi di insulto fatti con parole grandi grandi che galleggiavano nel vuoto, perfettamente mimetizzate con l’ambiente circostante. Con lo stesso peso delle bolle di sapone, e lo stesso ineluttabile destino.
COMMENTI
mer 23 dic 19:50
E' proprio vero che definirsi democratico non è sufficiente ad esserlo, forse in questo caso era preferibile "delle libertà ", in pratica la liberta sacrosanta di dire quello che si vuole, ma anche poi di prendersene le conseguenze.
Lazzaro Caffiero
gio 24 dic 13:19
In questi casi è debitamente dovuto il " Dar Ragione " a chi in questi termini si esprime.
L'importante è che ci si ricordi che ai quesiti posti si deve rispondere.
E puntuali quanto richieste siano le soluzioni.
Tutto il resto è solo parole, e di parole ormai si è grati ma insoddisfatti.
Lello Corti