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28 feb 2010

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3 commenti

 

La grande avventura di Sardegna Democratica
Da  ” taci il nemico ti ascolta” a  “parla tanto l’amico non sente”
di Franco Bayre

MallusAlso sprach Donatella: “ Veramente sarebbe utile passare ad una fase attuativa, in cui l’area di Capoterra, con le problematiche che la caratterizzano, dicesse la sua. La sede è aperta, Renato Soru è sempre in ascolto.”.
Fermo restando il nostro totale rispetto delle idee o dei punti di vista altrui, è bene evidenziare che, nell’area capoterrese, lo stato dell’arte, in quota Sardegna Democratica, non è di certo come l’ha dipinto la gentile signora.
In quel di Sanluri, in illo tempore, Renato sentenziò: “ Il nostro futuro sarà quello che noi saremo capaci di costruirci con le nostre mani.”.
Una affermazione forte, motivante, che ci coinvolse empaticamente e, con immediatezza, ci sospinse a tentar di dare gambe a quell’illuminato progetto di essere fautori, protagonisti del nostro domani e magari di quello dei nostri figli.
Pertanto decidemmo di costituire nel nostro territorio un circolo di Sardegna Democratica. Chiamammo a raccolta tutti coloro che, in perfetta sintonia con il verbo soriano che poi era anche il nostro modo di intendere e di voler condividere l’azione Politica (la P maiuscola non è accidentale) avevano entusiasmo e giusta volontà peri un fattivo impegno.
In un assolato pomeriggio, in riva al mare, circa un centinaio di persone si radunarono per dare, appunto, concretezza al locale circolo di Sardegna Democratica.
A tale evento aspettavamo, come da nostra richiesta, Renato.  Arrivò invece, la Maria Antonietta Mongiu.
L’accogliemmo con cordialità. Per contro ci riservò una gelida presenza.
Tenuto conto della canicola estiva, da siffatta algidità ce ne derivò, di rimbalzo, un minimo refrigerio che ci portò a rafforzare l’idea che “non tutti i mali vengono per nuocere”.
Ella, per quel minimo lasso di tempo che albergò in quel di Maddalena Spiaggia, non proferì verbo e, come la colf Teresa dello spot pubblicitario, arrivò in ritardo, andò via anzitempo e, per giunta (non di certo regionale) rovinò con la propria auto in cunetta.
La pietas cristiana, sollecitata nell’occasione dal buon Monni, ci impose di rimetterla in carreggiata sì che potesse infine raggiungere quanto prima le sue stanze in metropoli.
Non ci scoraggiammo per siffatta indifferenza. Intraprendemmo altre iniziative politico-sociali inerenti il nostro territorio. Iniziative di grosso impegno e di numerosa partecipazione del pubblico.
Nel contesto di tali opportunità, nonostante nostre sollecitazioni di presenza, niuno della turris eburnea mongiana (visto che l’ex gubernator era un desaparecido) si adoperò per un, seppur minimo, atto di presenza.
Renato, probabilmente anche allora era in ascolto, ma, viste le assenze e soprattutto le noncuranze, è più che lecito supporre fosse, temporaneamente, affetto da qualche sinistra patologia alle trombe d’Eustacchio.
Comunque, nonostante le vacanze soriane, l’idea principe, concepita in quel di Sanluri, cresceva e si corroborava in tutti noi e ci determinava ulteriormente, per intima convinzione e, come peraltro suggeritoci da Renato, a tentare di costruire con le nostre mani il nostro futuro.
Strano ma vero il proseguo del cammino: noi non eravamo cambiati per niente, purtroppo era cambiata Sardegna Democratica.
Non quella Sardegna Democratica che noi avevamo sognato e idealizzato per nostro conto, piuttosto quella che il vate Renato, con tratti chiari e decisi com’è nel carattere dell’individuo, ci dipinse, in modo magistrale quasi ieratico nella landa sanlurese sino a riconquistarci alla sua causa.
Da Sardegna Democratica Capoterra a Demos Capoterra il passo è stato breve e assolutamente ponderato.
Per dirla tutta, nell’ultimo periodo, da parte dell’entourage soriano, siamo stati sollecitati a riprendere il cammino interrotto. Ci è stato garantito: vi è qualcosa di nuovo nell’aria…anzi d’antico, abbiamo poi constatato noi.
Necessitavamo di opportuni chiarimenti per evitare di incappare, per nebulosità non diradate, in quel ruolo di saltimbanchi che non ci è mai appartenuto e che, anzi detestiamo in sommo grado. Abbiamo significato ai nostri interlocutori con estrema chiarezza questa nostra necessità. Risultato: a parole, massima disponibilità al dialogo e al confronto. Concretamente un nulla di fatto.
I padri latini avrebbero sentenziato: sic stantibus rebus non è che perché Maometto non va alla montagna, la montagna o micro-cocuzzolo, quali noi umilmente ci riteniamo, debba andare da Maometto.
Il profeta sta bene nel suo Palazzo Chapelle ? Benissimo. Noi stiamo meglio nella nostra francescana petite maison di Demos Capoterra.
Non abbiamo alcun re da omaggiare, ne padrone da riverire. Ergo, al pellegrinaggio extra moenia del 18 febbraio alla sede soriana abbiamo ritenuto opportuno non dare seguito.
Il buon Monni, bontà sua, ci ha rappresentato senza che gliene avessimo fatto richiesta. Un doveroso ringraziamento per il suo disinteressato ed encomiabile altruismo. Punto e basta.
Il nostro moto, a differenza del benedettino ora et labora è più semplicemente: ora labora.
Dall’area vasta di Cagliari all’area piccola di Capoterra si riducono gli spazi ma non la prospettiva e l’operosità, sorrette entrambe dall’immensa forza della libertà che ci accomuna e sostiene.
Cara Donatella, se come affermi tu, davvero la sede è aperta, Renato Soru è sempre in ascolto potrebbero esserci buone possibilità che venga intercettato questo nostro sommesso ma deciso lamento.
Sappia comunque il buon Renato che la nostra stima nei suoi confronti sul piano dell’azione politica è davvero immutata e sappia altresì che la nostra lillipuzziana sede è aperta…anzi spalancata per tutti, ma proprio tutti gli uomini e donne di buona volontà politica e sociale.
Noi amiamo davvero la SARDEGNA e prediligiamo muoverci ed operare in quella davvero DEMOCRATICA dove ogni individualità si fonde e si amalgama in modo perfetto in un sentire comune.
Se invece, taluno, profeta d’una ibrida democrazia d’accatto, a nostre eventuali richieste di confronto, a nostre sollecitazioni di chiarezza spiattella uno statu quo immutabile e risponde semplicemente  “vuolsì così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandar”, nostro malgrado, il percorso su linee parallele è assolutamente garantito.
A buon intenditor…giuste parole. Con immutata cordialità: ave, salve, vale, carissima Donatella da Franco Bayre.
P.S. Come vedi non siamo mutati neppure nell’eloquio.

 

COMMENTI

lun 01 mar 19:25
Dato che, non so a quale titolo, vengo interpellata da Franco Bayre, amichevolmente gli rispondo, ma senza troppo dilungarmi. Ciò che penso di Sardegna Democratica l'ho già  esposto in risposta al post (il bisticcio è voluto) a Giuseppe Monni, perciò non è il caso di ripetersi. La frase di Soru riportata da Franco parla da sola. Non dobbiamo aspettarci mai nulla dagli altri, nè tanto meno dare giudizi sul loro carattere, perchè con i personalismi non si fa politica, come Bayre sa benissimo. Demos Capoterra è altro da Sardegna Democratica. E' un foglio diverso dal sito di Soru, è rappresentativo di una realtà  locale, in cui si scrive di varia umanità . Sardegna Democratica è negli eventi pubblici (oltre che nel sito), che parlano di nucleare, di energia sostenibile, di beni culturali, d'industria ecc.ecc.. Ogni evento è organizzato da persone che lavorano per l'associazione a cui sono iscritti e contribuiscono a farla crescere, in assoluto volontariato. La sottoscritta ci lavora da quel di Sanluri, ora curando la rassegna stampa del sito, prima con altri apporti (articoli sul sito, ma anche raccolta fondi, insomma quel che capitava e di cui c'era bisogno in quel momento). Non è mai venuto il Presidente Soru a dirmi quello che potevo fare, non ci sono tutors, senza i quali sentirsi orfani! Ognuno dà  nella misura in cui crede nel progetto (non in Padre Pio!) e ritiene che la propria isola ne abbia tratto vantaggio in passato e potrebbe ricavare giovamento in futuro. L'organizzazione è quella che ciascun gruppo (costituitosi spontaneamente!) ha saputo darsi, offrendo visibilità  del proprio operato ecc. Se la Mongiu ha gli occhi castani e non celesti come li vorremmo, non toglie nulla al nostro impegno, se ci crediamo. Il consiglio che posso dare agli amici di Capoterra (strettamente personale) è quello di riconsiderare il progetto Soru alla luce delle odierne problematiche locali e produrre eventi, scritti, documenti da diffondere, onde far capire che l'alluvione del nostro territorio, ad esempio, presenta molte concause ed affinità  territoriali con molti altri luoghi sardi, e così l'energia eolica, la Saras, la salvaguardia delle spiagge, l'istruzione, ecc. ecc. Ma non devo certo io suggerire al dott. Bayre argomenti di politica o altro. Egli ne è maestro. Alla fine, però, vorrei porre una domanda volutamente provocatoria: Ma voi ci siete nell'arca di Noè di Soru o state surfando in altri venti? Se ci siete, non lasciatevi scoraggiare da niente e da nessuno e date il vostro fattivo apporto. Se non ci siete, buona navigazione per altri lidi e non disturbate il buon nocchiero. Con simpatia.
Donatella Lissia

Mar 02 mar 09:50
Per rispondere alla domanda dela sig.ra Lissia, e riprendere la sua metafora marinaresca, direi che Demos Capoterra e Sardegna Democratica incrociano nello stesso mare, e poiché sfruttano lo stesso vento, spesso le loro rotte corrono parallele. A volte si incrociano pericolosamente, rischiando di cozzare, il che, a mio parere, sarebbe sciocco, perché la meta che inseguono è assolutamente la medesima. Io, ad esempio, sono fiero di far parte di Demos Capoterra, ma continuo a coltivare l'idea che Sardegna Democratica possa fare e dare tanto alla politica sarda. Certo, Sardegna Democratica vive in una schizofrenia evidente e inevitabile (ne abbiamo parlato spesso con la sig.ra Mongiu) perché pretende di essere un catalizzatore e animatore di spontaneismo, ma contemporaneamente è una associazione strutturata verticisticamente, e non potrebbe essere altrimenti, visto che ha un suo fondatore, nel quale si rispecchia (e dal quale, nei passaggi cruciali, attende e riceve le direttive). Il che, ripeto, non ha nulla di sbagliato in sè (lo dice uno che, da ragazzino, era del "Patto Segni"!). Ma questa è la grande differenza con realtà  come Demos che, non essendo verticistiche, devono sempre affidarsi al metodo democratico della discussione e della votazione. Ecco, a SD non si sono ancora viste né vere discussioni né vere votazioni, ma solo esposizioni e proposte. SD è, quindi per adesso, solo un elaboratore di contenuti, e va bene così. Ma deve stare attenta, perché senza l'autonomia e l'entusiasmo di realtà  locali come Demos (e come mille altre, nate nel territorio anche grazie a Sanluri) avrà  enormi difficoltà  ad attuare una vera azione politica. Ecco perché ho proposto un coordinamento, una collaborazione, di studio e di azione, tra SD e realtà locali come Demos. Perché, se è vero che due rotte parallele non si incontrano mai, è anche vero che vanno nella stessa direzione e arrivano alla stessa meta. In quella ci dobbiamo riconoscere, perché passare il tempo in dispute teoriche, su metodo democratico e co., mi ricorda tanto quelle dispute teologiche del medioevo, nelle quali ci si divideva su Uno, Uno e Trino, Uno e Trino con la Colomba, o Senza Colomba, o Chi non è Vergine scagli la Prima Pietra. Bah.
Giuseppe Monni

Mer 03 mar 07:40
L’analisi del Monni , assolutamente chiara e condivisibile, ritengo traduca con estrema chiarezza il pensiero e il modus operandi di Demos Capoterra.
Se è pur vero, come afferma Donatella, che con i personalismi non si fa politica, nondimeno è innegabile che le “verità”, vuoi in politica che nell’universo mondo della quotidianità, non possono essere acquisite a dogma, in base a personali punti di vista, ma debbono discendere o conseguire da una analisi meticolosa, globale, totalmente libera da preconcetti sui pro e i contro dell’entità in esame.
Pertanto, se da un lato, concordiamo appieno che la nostra azione politica debba assolutamente prescindere dalle cromie oculari della Mongiu e debba avere una tabella di marcia autonoma senza pendere ad ogni pie’ sospinto dalle labbra, dai dettami o dalle attenzioni del gubernator, d’altro lato riteniamo indiscutibile che, quando si aderisce ad un partito, ad un movimento, a qualsivoglia associazione, se si tiene a cuore quella perfetta sintonia d’azione indispensabile alla tonicità di una aggregazione di più persone, sia necessario astrarsi appunto dai “personalismi”, da isolate intraprese di testa propria e coordinarsi al meglio, tra le varie componenti del gruppo, per ottimizzare finalità e risultati.
Nel nostro caso, allorché decidemmo l’adesione a Sardegna Democratica e la conseguente costituzione di un circolo, ritenemmo saggio invitare i “vertici”  della creatura soriana non per analizzarne il cristallino oculare nella persona della Maria Antonietta, tantomeno per sentirci dire dall’uomo di Sanluri che eravamo bravi e ci voleva un bene dell’anima, piuttosto per esternare semplicemente la nostra volontà di impegno all’interno di siffatta associazione e conseguentemente conoscere da chi ne coordinava, o meglio avrebbe dovuto coordinarne l’attività, quale fosse il nostro ruolo, cosa avremmo potuto chiedere ma soprattutto quanto e come avremmo potuto dare per quella comune causa posta alla base di Sardegna Democratica.
Vennero, non parlarono, se ne andarono. Se, taluno o taluna, siffatta liturgia osa definirla dialogo costruttivo e democratico confronto, giuro che, in men che non si dica, mi trasferisco al Crazy Horse a fare l’entreneuse. Per dirla alla Totò: ma facitemme o’ piacere!
Chi è riuscito a cambiare il mondo in meglio lo ha fatto stando in mezzo alla gente, vivendone e compartecipandone gioie, dolori, agi e disagi lungi dal rintanarsi in secrete stanze a rimirar dall’alto, magari con un potentissimo cannocchiale, l’altrui fatica di vivere..
Il progetto Soru, almeno quello che ci era stato evidenziato in quel di Sanluri e che aveva suscitato entusiasmi mai visti tra un popolo di “sconfitti” ( sconfitti sul mero piano aritmetico-elettorale non di certo delle idee), doveva continuare a dare gambe e braccia di estrema tonicità ad un idea di politica innovativa, ad un processo difficile ma non impossibile di annichilimento di quella stantia e nauseabonda politica dove imperano clientelismo e sottobanco, dettando tragici tempi di marcia   ad una società ormai allo sbando sul piano politico, etico, economico.
Cara Donatella, ecco cosa sostanzialmente ci contraddistingue nel rapporto con Sardegna Democratica:
- tu, forse voi, ritenete, almeno stando principalmente a quanto hai scritto che tale progetto debba “produrre eventi, scritti, documenti da diffondere”  per far capire tutta una serie di distorsioni territoriali. ambientali, sociali, politiche e via discorrendo;
- noi, per contro, abbiamo consapevolezza che le distorsioni ambientali, sociali, politiche, territoriali, la gente le conosca sin troppo bene perché di esse quotidianamente ne paga salatissimo dazio sulla propria pelle. Ciò che davvero manca o latita è una forza propulsiva diretta, concreta, che testimoni, per dirla con Paolo VI, che la Politica possa essere o meglio divenire la più alta forma di carità, non di una pelosa carità d’accatto, piuttosto d’una solidarietà cordiale ed ecumenica.

La gente, il popolo, non  è che digerisca anche il pessimo perché non ne ha discernimento, piuttosto trangugia tutto per disperazione, o meglio per rassegnazione in quanto in un orizzonte, seppur remoto, non riesce ad intravedere, a percepire una politica nuova nelle idee ma soprattutto negli uomini che dovrebbero alimentare e corroborare tali idee
Perdonami se non riesco ad astrarmi dall’ironia. Ti confesso: sono solito asserire che, alle tavole rotonde, preferisco, di gran lunga, le tavole calde.
In sintesi: all’affamato non stare ad elucubrare sui mille modi di cucinare il pesce, piuttosto insegnagli come procurarselo con immediatezza e poi magari e solo successivamente come cucinarlo al meglio.
Lo stesso Renato ha entusiasmato, si è entusiasmato, quando ha cercato il diretto contatto con la gente. E se oggi, dovesse avere, come ci auguriamo di cuore, una  rinnovato voglia di combattere con la determinazione che gli conosciamo, riteniamo  che, tale forza, non l’abbia acquisita nel tentar di piallar “teste di legno” nelle stanze di Viale Trento ma soltanto quando ha percepito che, per essere un credibile ed affidabile capopolo, lui per primo doveva sentirsi popolo ed in quel popolo, di cui era parte, essere presente fattivamente.
In conclusione: noi di Demos siamo con Soru? No, non siamo con Soru, in virtù del fatto che a nulla servono i “personalismi”. Siamo piuttosto con quell’idea politica che lui magistralmente incarna e rappresenta, pur con i mille difetti connessi alla fallacita umana. Dovesse venir meno Soru? Morto un papa se ne fa un altro, L’importante e non abiurare il credo professato.
Franco Bayre

 

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