A quasi un'anno da Sanluri
Sardegna Democratica: un primo bilancio e una sfida
di Giuseppe Monni
E’ trascorso quasi un anno, dall’incontro di Sanluri, nel quale Renato Soru lanciò il progetto di Sardegna Democratica. E, come suol dirsi, è tempo di bilanci. Non è necessario dilungarsi troppo, su “Che cos’è Sardegna Democratica”, perché durante questo primo anno se ne è parlato molto.
Per alcuni, Sardegna Democratica sarebbe stata semplicemente la corrente soriana del PD. Per la maggior parte delle persone presenti a Sanluri, invece, eredi dello spontaneismo soriano (“Progetto Sardegna”) popolo deluso dalla sconfitta elettorale, più o meno disilluso dalle prospettive del centrosinistra, l’iniziativa di Soru aveva riacceso l’entusiasmo: riiniziare daccapo, ripartire dalla politica, quella vera, quella che parla dei problemi, quella che dà voce alla gente, nei circoli culturali delle città ma soprattutto nelle piazze dei paesi.
La maggior parte delle persone che applaudirono Soru a Sanluri, un anno fa, uscirono da quella sala proponendosi di aprire un circolo nel proprio quartiere, mettere insieme amici e popolo, e riiniziare a fare politica, contro un centrodestra capace di fare solo gli affari propri. Questa onda di entusiasmo ha portato alla nascita di decine di circoli, dalle città ai più piccoli centri, con l’esplosione di decine di iniziative più o meno interessanti, più o meno partecipate, ma tutte utili, perché autentiche.
Poi, cos’è successo? In sintesi, è successo che i vertici dell’Associazione hanno avuto paura di quest’entusiasmo. Hanno avuto paura che questa onda montasse e non fosse più governabile. Perché un organismo che cresce troppo in fretta, troppo furiosamente, rischia di crescere gracile, e disarmonico. Ecco perché, ai primi mesi di grande entusiasmo, è seguito un lungo periodo di assestamento, consolidamento e ridimensionamento. Sulle dinamiche del movimento (fluido e policentrico) sono prevalse le dinamiche parapartitiche (strutturate e centralizzate).
Non sappiamo se sia stato un bene o un male: è stato un bene nella misura in cui l’Associazione (specie grazie al suo sito internet) ha acquisito una sua identità più precisa e riconoscibile; è stato un male nella misura in cui ha spento l’entusiasmo iniziale di Sanluri, e, come hanno scritto in molti, ha reso “elitario” un movimento che poteva e doveva essere “popolare”.
Ebbene, Renato Soru, la settimana scorsa, prendendo la parola durante una riunione nella nuova sede centrale dell’Associazione, appena inaugurata a Via La Maddalena, a Cagliari, ha fatto alcune riflessioni, su quanto è accaduto durante quest’anno. In sintesi, ha giustificato quanto è accaduto. Ha spiegato che Sardegna Democratica, in un solo anno, ha fatto molto più di quello che fa solitamente un qualunque movimento. Ha creato un sito frequentato da oltre 3500 persone ogni giorno, ha organizzato decine di convegni di approfondimento, su temi importanti, in tutto il territorio regionale. Ci si poteva aspettare di più, da una associazione? Soru, da dirigente del PD, ha fatto notare che addirittura un grande partito, con una grande storia alle spalle, con dirigenti e sedi e finanziamenti, non è ancora riuscito a discutere di politica, ma sta ancora discutendo su quale assetto dare alla propria struttura. Perciò, è comprensibile che Sardegna Democratica stia ancora ragionando su quale struttura darsi, più o meno fluida, più o meno policentrica.
Personalmente, in quella stessa riunione, ho preso la parola auspicando che la nuova sede centrale favorisse il coordinamento e il rafforzamento dei vari circoli dell’hinterland cagliaritano, come quello di Capoterra. Non solo: Sardegna Democratica potrebbe e dovrebbe promuovere un vasto dibattito sui problemi dell’area metropolitana, coinvolgendo i vari circoli, che porterebbero all’attenzione dell’opinione pubblica, degli studiosi e degli amministratori, le principali problematiche dei sobborghi, delle periferie, dei trasporti, etc.
Questo deve essere, a nostro parere, Sardegna Democratica. Deve essere la rete per mettere a sistema realtà locali che, per loro natura, sono diversificate, e quindi ricche di spunti e di valori. In questo quadro, il circolo di Capoterra può svolgere un ruolo fondamentale, come collante tra i tanti movimenti (politici, culturali, e di quartiere) che vogliono discutere dei problemi, proporre soluzioni concrete, e contribuire a determinare le scelte amministrative.
Recuperando l’entusiasmo di Sanluri. E dandogli un senso.
COMMENTI
lun 22 feb 17:52
Un anno è passato e forse ingenuamente chi ha creduto nel progetto di Sardegna Democratica si aspettava di più, pensava che bastasse scrivere qualche commento, partecipare a qualche riunione, per trovare soluzione all'incapacità cronica di fare politica che ormai attanaglia la nostra società . Nella giustificazione di Soru vi è dunque un pragmatismo, nel dire che qualcosa di positivo è stato fatto ma da lì a creare una reale coscienza politica partecipata il passo è molto lungo.
Per ironico parallelismo tra le false illusioni createsi dopo la nascita del Partito Democratico, incapace attualmente di rinnovare realmente la politica tranne che per qualche spunto di novità (vedi primarie), anche una associazione (che non è un partito) come Sardegna Democratica che si prefiggeva di unire diverse anime di un ipotetico centro sinistra, ma anche eventualmente di delusi di un centro destra che si ritrovavano nelle scelte e nella nuova politica di SD, la disillusione li accomuna anche per venir meno dell'entusiasmo originale.
Non esiste a mio avviso un unico o alcuni colpevoli di questa perdita di entusiasmo, a ben guardare a partire dallo stesso Soru fino all'ultimo militante e o simpatizzante ognuno ha le sue colpe, l'idea stessa che una nuova associazione potesse ripristinare tutto è di per sé utopistica.
Ho parlato pocanzi anche di delusi del centro destra perché non bisogna dimenticare quante simpatie abbia raccolto Soru, con la sua discesa in campo con Progetto Sardegna, proprio tra i tanti delusi del centro destra oltreché ovviamente del centro sinistra e oggi, con le nefandezze e l'assoluta incapacità al governo che sta caratterizzando la giunta Cappellacci, quel bacino di utenza è semmai allargato.
La vera sfida è quella di coinvolgere l'esercito dei delusi o il cosiddetto "terzo polo" che proprio terzo non e perché composto da individui di entrambi gli schieramenti. La speranza è adesso, soprattutto per chi vi ha creduto all'inizio, quella di mettersi al lavoro a testa bassa e di portare il proprio contributo con voglia di costruire veramente una nuova politica e non inseguire la candidatura di turno, in questo l'iniziativa di Giuseppe Monni credo che sia un buon inizio: chi ha qualcosa da dire si faccia avanti.
Lazzaro Caffiero
mar 23 feb 07:33
Di positivo c'è che la Comunità Europea ha accettato di prendere in considerazione la petizione promossa da Soru e Sanna riguardo il PPR. PPR in pericolo in mano a questa giunta di destra, che a tutto pensa fuorchè il bene della Sardegna.
Speriamo bene.
Ma soprattutto speriamo che i sardi siano abbastanza accorti da riuscire a liberarsi da questa benda mediatica, demagogica che oscura la verità .
Zemo
mar 23 feb 18:28
Accanto alla soddisfazione di Soru per l’operato dell’associazione (i convegni organizzati e l’attività del sito web) credo che il prossimo periodo di rinnovo tessere sarà un ulteriore e importante momento di bilancio.
A Sanluri, inaugurazione del marzo 2009, era presente un “capitale” fatto da più di 2000 persone, con le relative preiscrizioni all'Associazione e forte entusiasmo. Questa era la dotazione di Sardegna Democratica, i numeri importanti da cui partiva.
I numeri del 2010 illustreranno se c'è stato incremento o meno della partecipazione nel territorio nel corso dell'anno, e i risultati ottenuti in questo senso dal comitato direttivo che ha retto l'associazione e ha operato scelte in piena autonomia decisionale. Se da quel capitale iniziale il risultato dopo un anno fosse un sito web, sia pure di qualità, qualche domandina me la farei.
Non credo che il nodo sia il fatto che “Sardegna Democratica stia ancora ragionando su quale struttura darsi”, visto e considerato che la struttura esiste ed è stata formalizzata e resa pubblica, ed è trascorso quasi un anno da allora. Si fosse trattato di un movimento a maglie larghe sarebbe stato diverso, ma così non è stato.
Per il passato e, ovviamente, per il futuro piuttosto che la teoria di cio' che Sardegna Democratica dichiara di “dover essere” farà testo la pratica di cio' che Sardegna Democratica “è”. Nel bene e nel male, come scrive saggiamente G. Monni e come risulterà dalla oggettività dei fatti. Direi che oggi ciò che scrisse quell'eretico del Mambelli qualche mese fa continua a sembrarmi piuttosto attuale.
Daniele B.
mer 24 feb 08:54
Siamo andati via da Sanluri convinti che Sardegna Democratica dovesse diventare quel contenitore a rete di cui parla Giuseppe Monni. In realtà è accaduto tutt'altro.
Dopo un anno passato a fare "la corrente buona" del PD, il gruppo dirigente di Sardegna Democratica si è reso conto di andare verso l'estinzione e di essere in contraddizione con il Sanluri-pensiero.
Esiste una contraddizione di fondo tra i due modelli. O l'uno o l'altro.
Non si può essere dirigenti compartecipi di una realtà come il PD, partito fondato sulla cooptazione, e contemporaneamente movimentisti per la democrazia partecipata.
Per un anno intero SD, o meglio i suoi dirigenti, hanno bighellonato tra pseudo-primarie e bracci di ferro per organismi dirigenti. Dopo aver perso su tutta linea adesso si fa appello alla base che però nel frattempo è quasi scomparsa.
E dopo un anno è quasi scomparsa anche la credibilità dei dirigenti.
Ignazio G.
mer 24 feb 11:01
Dimmi di che corrente sei e ti dirò chi realmente sei, oppure dimmi che squadra tifi, oppure dimmi che giornale compri, ecc ecc.. , gli esempi di inquadramento sommario sono mutevoli, ma pur sempre semplicistici.
Di partiti “fondati sulla cooptazione” vi sono esempi lampanti in tutta la politica italiana, io parlerei però di partiti “invasi dalla cooptazione”, altrimenti sarebbe come dire che l’Italia è una repubblica fondata sulla corruzione, è più giusto dire: l’Italia è fondata sul lavoro ma è invasa dalla corruzione.
Una volta fatta questa distinzione anche il quesito sul come si faccia ad essere in contemporanea dirigenti compartecipi di una realtà come il PD e contemporaneamente movimentisti per la democrazia partecipata è presto risolto: se si appartiene alla ristretta categoria di quegli oligarchi che perpetuano se stessi non si può essere anche per la democrazia partecipata, altrimenti se non si fa parte di quella ristretta categoria non vedo che cosa impedisca la partecipazione ad un partito ed in contemporanea ad un movimento. Volente o nolente l’Italia prevede espressamente nella sua Costituzione il ruolo del partito; si può essere d’accordo o meno ma bisogna tener presente quali sono le realtà dei fatti.
Lazzaro Caffiero
mer 24 feb 11:54
Guarda Lazzaro che dire che i partiti sono fondati sulla cooptazione non è un insulto. E' una constatazione di come funzionano, a tutte le latitudini, i Partiti Politici.
Bisogna vedere chi coopti e perchè lo coopti.
Se parliamo di "Democrazia partecipata" è perchè la "Democrazia rappresentativa", di cui i Partiti sono gli attori, pare non funzioni molto bene.
Ignazio G.
mer 24 feb 12:25
Per me Renato Soru è stato l'unico presidente della regione Sardegna degno di tale incarico. Il solo che abbia perseguito un'idea di Sardegna e abbia cercato di realizzarla.
Detto questo, il suo errore politico è stato quello di infognarsi in una lotta di palazzo dentro il PD. Doveva conservare la sua identita politica, glocal e sardista. Lui era portatore di un vino nuovo nella politica sarda.
Ha commesso l'errore di mettere il vino nuovo negli otri vecchi e tra l'altro mezzo pieni di un vecchio e rancido vino.
Adesso cari ragazzi di SD, non vi vedo molto bene.
Juanne Angioy
mer 24 feb 12:30
E' molto banale ed ecumenico, dire che secondo me avete tutti ragione?
Anch'io, ovviamente, mi rendo conto che le due spinte, accentratrici (partitiche) e policentriche (movimentiste) sonno in contraddizione, ma Hegel direbbe che è "una contraddizione dialettica" (ops! sembro uno di quegli intellettuali veteromarxisti!). Intendo dire che queste due spinte convivono sempre in ogni organizzazione, e quando un movimento vuole costruire qualcosa (e non solo limitarsi a denunciare) deve anche darsi strutture e dirigenti.
Certo, c'è modo e modo di costruire strutture e nominare dirigenti: come osservano giustamente Daniele e Ignazio, se si usano sistemi come la cooptazione, si nega il concetto stesso di democrazia partecipata.
Ma perché non dobbiamo batterci per una riapertura, anche di SD (e anche del PD...) verso la base? Le primarie sono ancora usate in modo ridicolo, ma lo strumento prevarrà e diventerà efficace col tempo. Insistiamo. Così, in SD, è possibile che, dopo una prima fase di consolidamento (e, certo, ridimensionamento) si potrà riaprire l'associazione ad un benefico policentrismo, dando più fiducia ai circoli, liberando le risorse locali. Perché dunque abbandonare il progetto delineato a Sanluri? Per rincorrere altri progetti che, come quello, ci deluderanno fatalmente? Perché dobbiamo fare sempre l'errore della sinistra, che passa il tempo a deludere se stessa, e non cerca mai di cambiarsi dall'interno, ma finisce sempre col dividersi e fare la guerra a se stessa? Condivido invece l' "ottimismo della volontà " di Lazzaro. Alzati e cammina!
Giuseppe Monni
mer 24 feb 13:15
Tutto sommato la realtà dei fatti la stiamo vedendo e vivendo, non è che sia molto rosea, nè a livello locale nè a livello regionale e nazionale.
Per pietà tralascio il livello sovranazionale, in cui siamo stati venduti ai principi delle multinazionali. E tralascio pure il grande statista D'Alema, 60 anni di fallimenti, che ieri 22/2/2010 era alla London School of Economics a dissertare su "La sinistra europea oltre la crisi". Lui.
Daniele B.
mer 24 feb 20:39
Continuare a discutere sul ruolo che l'associazione Sardegna Democratica riveste oggi ha un senso come bilancio di un'attività che ha operato con moltissimi eventi in vari luoghi della Sardegna su tematiche importantissime per il futuro e il presente della nostra terra. L'intervento di Renato Soru, citato nell'articolo di Monni,alla riunione in sede, nella sua essenziale pragmaticità , ha riassunto come una lectio magistralis il senso politico ed umano del percorso svolto.
Creare un sito, che oggi ha 3500 lettori giornalieri, finalmente una sede ampia e strutturata, un gruppo organizzatore consolidato, non èimpresa facile ed immediata. Chi ci ha lavorato sa bene che costruire non è facile come criticare ciò che si è fatto. Chi non fa non sbaglia mai. Dico questo in senso propositivo, dato che ora si è creata una base solida all'interno dell'associazione affinchè chi vuole impegnarsi in gruppi tematici, tra i quali uno proposto dallo stesso Giuseppe Monni sull'area larga dell'hinterland cagliaritano, potrà farlo. Passare dalle critiche, per altro sempre utili e produttive, all'azione, è compito di ciascuno di noi, nel modo in cui crede di poterlo fare, con le sue competenze, la sua voglia di agire, il proprio coraggio, il tempo. Sardegna Democratica accoglie tutti ma ha bisogno di persone che lavorino, che trasformino i gruppi tematici in eventi, in approfondimenti utili a costruire o consolidare uno status, secondo il progetto di Renato Soru, che non è sparito nè calpestato. Chi ha seguito ieri e i giorni precedenti trasmissioni televisive e radiofoniche con il Presidente protagonista lo sa bene. Veramente sarebbe utile passare ad una fase attuativa, in cui l'area di Capoterra, con le problematiche che la caratterizzano, dicesse la sua. La sede è aperta, Renato Soru è sempre in ascolto.
Donatella Lissia
mer 24 feb 21:48
Se potevano esserci dei punti controversi, mi pare che l'intervento della sig.ra Lissia faccia adeguatamente chiarezza in merito.
Daniele B.