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11 gen 2010

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Verso il rinnovo del Consiglio comunale
Un anno ricco di cambiamenti

di Giuseppe Pala

Alba I primi giorni del mese di gennaio dello scorso anno, riflettevo su come sarebbe stato l’anno appena incominciato per la nostra comunità, mi convinsi che dopo tutto il dolore provato e la disperazione apparsa ai nostri occhi a seguito dell’alluvione del 22 ottobre, essa avesse raggiunto un grado di maturità ed unità che decenni di becere contrapposizioni e inutili campanilismi non avevano reso possibile.
Mi ero convinto, che con i drammatici eventi dell’alluvione del 2008, avessimo trovato nella salvaguardia del nostro territorio e nella stessa solidarietà tra le genti valori comuni da condividere, gli stessi valori che ci dessero la possibilità di elevarci da singoli gruppi sociali sparsi nelle varie lottizzazioni, ad un’unica e coesa comunità.
Ci eravamo convinti, che il fango, oltre ad aver spazzato le cose a noi care, aveva definitivamente rimosso antichi dissapori e portato la collettività ad una crescita morale e solidale. Sembrava ormai maturo il tempo in cui tutti dovevano dedicare impegno e partecipazione per arricchire quel sentimento che manifestano tutte le democrazie moderne, rappresentato dal bisogno di opinione pubblica; una forma di contrappeso tra la società civile e potere politico, un mezzo di arricchimento della stessa comunità e non un ostacolo all’esercizio del proprio  mandato, ci domandavamo non cosa potesse fare la collettività per noi, ma cosa potessimo fare noi per la collettività.
Come sono andate le cose è sotto gli occhi di tutti, siamo passati da una forma di buonismo opportunistico dei primi mesi dell’anno alla contrapposizione tra amministrazione e alcuni quartieri sino alle presunte degenerazioni squadriste di stampo fascista,  salvo poi, come da buona tradizione  della politica italiana, correre ai ripari spiegando che le parole esternate in Consiglio comunale, sono state interpretate male o fraintese e che il reale significato è ben lontano da ciò che erroneamente si è compreso.
Tutto quello che apparentemente non rientra tra i classici format politici, è oggi vissuto come una minaccia, una diversità considerata non una ricchezza ma una degenerazione del sistema stesso.     
L’anno appena cominciato, ci proietta subito in campagna elettorale; il rinnovo del Consiglio provinciale, un primo importante banco di prova per la maggioranza capoterrese, un appuntamento che avrà il pregio di delineare possibili scenari futuri in termini di alleanze e di tenuta della stessa maggioranza. Si è insediato poco tempo fa un nuovo gruppo in Consiglio comunale, a giorni un nuovo possibile Assessore siederà in Giunta. Sarà (speriamo) l’anno in cui finalmente avranno inizio i lavori di messa in sicurezza idrogeologica del territorio, l’elaborazione del PUC rinviato di anno in anno, la soluzione delle problematiche concernenti la presenza dei miasmi provenienti dell’impianto del compostaggio…
Dovrà essere l’anno del dialogo, come più volte raccomandato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, un dialogo che si sviluppi non tra i soliti noti, ma tra tutti i cittadini, evitando ogni forma di pregiudizio nei confronti di qualsiasi manifestazione di pensiero e di democrazia partecipata. Un anno ricco di attese che preannuncia la volata verso l’elezione del nuovo Consiglio comunale prevista, (salvo dimissioni anticipate) nella primavera del prossimo anno.
Senza scomodare i Padri della democrazia liberale, pilastro per ogni forma di partecipazione: Locke, Montesquiu o Mill, dobbiamo noi stessi porci come obbiettivo il coinvolgimento diretto di tutta la comunità in alcune scelte di governo e costruire il vero rinnovamento per Capoterra, un cambiamento non dettato dalla convenienza individuale o da atteggiamento trasformistico, opportunistico (l’attuale politica dei due forni) ma da una concreta convinzione che solo allargando la compartecipazione a tutte le forze sociali presenti nel nostro territorio si riesce a sradicare un sistema politico chiuso e di elite.    
Per alcuni potrebbero essere solo delle utopie, per altri, tutto questo è parte del decalogo cui si ispira il cambiamento, un’innovazione non dettata dall’alto ma costruito dal basso, giorno dopo giorno.

 

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