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11 feb 2010

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  Capoterra Oggi

Dialogando con Giorgio Plazzotta
di Giuseppe Pala

Giorgio PlazzottaGiorgio Plazzotta, 49 anni, analista informatico, componente del CDA della cooperativa Poggio dei Pini, componente della 22 ottobre, blogger, ideatore e amministratore di svariati siti web, una lunga lista di attività e di interessi ma una in particolare; l’amore per il computer e per la rete. Con lui abbiamo focalizzato l’attenzione sul post alluvione, la politica e in particolare sulla rete.
Signor Plazzotta, la lottizzazione di Poggio dei Pini, è stata quella che maggiormente ha pagato il prezzo nella tragedia del 22 ottobre; due vittime, buona parte delle infrastrutture comunitarie andate distrutte, la zona di Pauliara separata dal resto del centro a causa del crollo del ponte sul Rio San Girolamo e non ultimo uno strascico di polemiche sulla presenza del lago e possibili pericoli per i residenti a valle. Secondo lei che oltre ad essere residente è anche componente del CDA della cooperativa, quali sono state le mancanze e i ritardi per i quali dopo 16 mesi siamo ancora nella fase di studio della messa in sicurezza dell’alveo e di progettazione del ponte sul San Girolamo?
A Poggio gli effetti dell’alluvione sono stati pesanti, innanzitutto per aver perso Licia e Antonello. A causa della sua posizione geografica, ai piedi di un arco montano, Poggio è stata colpita da tutte le direzioni, con torrenti in piena che hanno trascinato macigni e fango a grande velocità. Le infrastrutture non potevano resistere. Quelle che attraversavano i corsi d’acqua sono tutte saltate: ponti, reti tecnologiche, strade. Ci sono poi i problemi causati dai ruscelli minori di cui nessuno parla. I danni alle case, e quindi i rischi per le persone, sono stati limitati, se paragonati con ciò che è successo a valle, perché la progettazione urbanistica di questa lottizzazione, tranne in qualche caso,  ha lasciato spazio ai corsi d’acqua, senza violentarli. Nella prima fase del post alluvione si è giustamente provveduto a intervenire sui danni subiti dalle abitazioni e a ripristinare ciò che serviva a garantire la ripresa delle attività essenziali. Adesso è il momento di sistemare le altre infrastrutture danneggiate e dare all’intero territorio, dai monti al mare, un assetto di normalità e di sicurezza. In questo contesto la costruzione del nuovo Ponte di Pauliara rappresenta uno dei ritardi più gravi perché i disagi che gravano sui residenti che lo attraversavano sono veramente pesanti. Se si fosse lavorato al massimo della velocità il ponte sarebbe stato realizzato in un anno. Invece, se tutto andrà bene, dovremo aspettare ancora sino al prossimo autunno. Si è perso un anno tra lo scaricabarile del Comune di Capoterra e le successive pastoie della burocrazia regionale. Anche lo studio idrogeologico sta andando a passo di lumaca ed è stato perdipiù realizzato in modo approssimativo. Insomma, di fronte a un’emergenza avente carattere di straordinarietà, la macchina burocratica regionale si sta muovendo con la sua solita ordinaria lentezza.
Ormai è assodato che per una comunità, non può esserci sviluppo senza programmazione, in un territorio come quello di Capoterra che negli ultimi dieci anni ha subito 3 alluvioni, l’attuale Giunta in entrambi i programmi elettorali ( 2001, 2006) ha messo al primo posto la realizzazione del Piano Urbanistico Comunale, mancano 16 mesi alla fine della legislatura e del PUC non c’è traccia. A suo giudizio questa mancanza o ritardo, quanto ha ostacolato lo sviluppo sostenibile del territorio e il raggiungimento del benessere sociale?
Se permette rispondo in modo poco politically correct, posso permettermelo perché non sono un politico. Nei comuni italiani, ed in particolare in quelli delle aree meno sviluppate del paese, tutti gli strumenti, come il PUC, che costringono a mettere nero su bianco le scelte urbanistiche e ad applicare le norme che tutelano il territorio dal punto di vista ambientale, geologico, paesaggistico, archeologico e della sicurezza del cittadino vengono visti con fastidio e la loro applicazione viene ostacolata, ritardata o quantomeno offuscata. Le norme oggi ci sono, ma è ancora molto diffuso l’andazzo di non applicarle, perché ci si può permettere di perdersi nei mille meandri dei cavilli burocratici presenti nel nostro ordinamento che rendono possibile l’aggiramento delle regole e garantiscono l’impunità per chi le vìola. A ciò si aggiunga una scarsa possibilità di controllo da parte dei cittadini che sono male informati da stampa poco libera. In questo contesto chi ha le mani in pasta può permettersi giochetti come quelli che hanno portato alla costruzione di interi rioni nell’alveo del Rio S. Girolamo. Senza regole chiare, le linee guida che governano le scelte urbanistiche non saranno certo ispirate da princìpi di sviluppo sostenibile e benessere sociale, bensì da interesse privati, tornaconti politici e clientelismo. Il 22 ottobre 2008 ha rappresentato una lezione per tutti. La pianificazione urbanistica non è una partita a Monopoli e nella posta in palio non ci sono solo interessi economici, ma si gioca con la vita delle persone. Ci dovrebbero pensare bene non solo i politici, che spesso si fingono distratti, smemorati e ignoranti pur sapendo bene come stanno le cose, ma anche quei cittadini che buttano via il loro voto in cambio di un piatto di malloreddus e poi si trovano una valanga di acqua e fango che gli entra dalla finestra.
Tra le diverse critiche mosse all’attuale Giunta, una ricorrente è quella di aver realizzato tutti i centri di aggregazione sociale all’interno del centro storico e non in zone mediane, ritardando di fatto quel processo di aggregazione tra le diverse componenti della comunità, non crede che sia ormai giunto il momento che i politici ragionino in funzione di una sola ed unica comunità, distribuendo i servizi in modo simmetrico sull’intero territorio, magari auspicando che la prossima palestra comunale, anziché costruirla nel centro storico sia realizzata in prossimità delle scuole della Residenza del Poggio, evitando che gli scolari debbano continuare a spostarsi a Capoterra centro per svolgere l’attività fisica?
Il Comune di Capoterra ha una conformazione urbanistica atipica. L’espansione demografica che ha caratterizzato tutti i comuni dell’hinterland cagliaritano, qui ha visto la nascita di agglomerati urbani esterni al nucleo storico del paese. L’immigrazione attiva sempre un processo di integrazione che richiede tempo e si porta dietro ostacoli non facili da superare. La peculiarità urbanistica di Capoterra ha ulteriormente rallentato e complicato questo processo.  E’ un po’ come quando ero alle elementari e arrivava un nuovo compagnetto di scuola che rischiava di essere isolato ed emarginato.  Stava al maestro attuare quelle iniziative che facilitavano il suo inserimento nella classe. A Capoterra questo compito spettava al Comune che ha dimostrato invece una grave mancanza di maturità, un’incapacità di gestire il cambiamento e di cogliere le opportunità, anche economiche, che una popolazione più numerosa può offrire. La localizzazione non baricentrica delle nuove strutture sportive è figlia di questa visione immatura che si incaponisce a considerare la Capoterra di oggi come se fosse uguale a quella di ieri e cui manca completamente la prospettiva della Capoterra di domani.   
Devono però essere censurate anche la storica autoemarginazione un po’ snob di Poggio dei Pini, che si è sempre voluto considerare un mondo a se, e il disinteresse che talvolta si registra nelle lottizzazioni costiere.
Il CDA della cooperativa di poggio dei Pini, è in carica da circa otto mesi, in questo breve periodo in che modo avete dialogato con l’amministrazione comunale e quali aspettative riponete per il futuro?
Il nuovo CdA ha fatto registrare un netto cambiamento di rotta rispetto al passato anche nei rapporti con l’amministrazione comunale.  L’alluvione ha insegnato che le barriere tra i diversi nuclei urbani capoterresi, oltre ad essere dannose, non sono più applicabili nel contesto amministrativo locale del 2010. La situazione è cambiata enormemente dagli anni 60, quando si posarono le prime pietre a Poggio dei Pini. Ci sono servizi che dovrebbero essere svolti da una Cooperativa come la nostra e ci sono servizi che devono invece essere erogati dalle amministrazioni locali a tutti i cittadini che pagano le tasse. Per lungo tempo non si è voluto, da ambo le parti, fare chiarezza su questi ruoli. E’ venuto il momento di realizzare questo processo che potrà portare a benefici per tutti. Anche in questo caso sono necessarie maturità e lungimiranza.  
In occasione dell’anniversario dell’alluvione, svoltosi in Parrocchia a Frutti D’oro il 20 ottobre 2009, il Sindaco Marongiu, per rispondere alle lamentele esternate dai presenti per le condizioni delle strade, fece una proposta: < sciogliete i condomini e l’amministrazione si prende in carico alcuni servizi tra cui le strade>. Ritiene possibile che in futuro esistano ancora le lottizzazioni, realtà territoriali con una propria autonomia o viceversa bisognerà cedere in toto i servizi all’amministrazione comunale?
La cessione dei servizi al Comune deve essere una decisione deliberata dai soggetti privati che attualmente li detengono e pertanto dai soci della Cooperativa Poggio dei Pini e dai condomini capoterresi interessati da questo problema. Penso che si debba aprire una discussione interna in cui si valutino i pro e i contro. Si devono considerare anche aspetti più generali come, ad esempio, il fatto che solo gli enti pubblici possono accedere a fondi che consentono, ad esempio, di ricostruire le reti tecnologiche obsolete. In quest’ottica non sembra conveniente che queste infrastrutture siano gestite da privati. Il fatto è che i cittadini hanno poca fiducia nell’ente pubblico che, dal canto suo, spesso la merita abbondantemente.   Di fronte ad uno scenario in cui le buche nelle strade non vengano riparate, l’erogazione idrica venga spesso interrotta, le fognature sversino liquami in strada, la spazzatura faccia capolino ovunque, qualcuno potrebbe essere tentato di fare da se. Ma chi paga? Qui si parla di milioni di euro, non credo sia la strada giusta. Il sindaco, nell’incontro da lei ricordato, ha anche affermato che il Comune di Capoterra “dispone di tutto lo scibile umano”. Lo dimostri!
Una delle prime azioni svolte dal nuovo CDA di Poggio dei Pini è stata quella di attuare una politica di trasparenza, inserendo tutte le informazioni in un apposito sito istituzionale, facendo conoscere a tutti i soci la vostra attività di amministratori, non trova paradossale che oggi con tutte le leggi sulla trasparenza per la Pubblica amministrazione, esistano ancora Giunte che nascondono l’importo di una delibera?
 
E’ necessario distinguere tra una Cooperativa privata, che deve rendere conto ai propri soci, e un’amministrazione pubblica che deve rendere conto a tutti i cittadini. In entrambi i casi, comunque, la trasparenza è uno strumento essenziale per garantire la buona amministrazione.  Chi gestisce il bene, pubblico o privato, in modo corretto e onesto non può temere la trasparenza, anzi la sosterrà come strumento che certifica la correttezza della propria azione. C’è poi un altro aspetto. La trasparenza favorisce la partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa e alle scelte che possono avere un notevole impatto sulla vita della comunità. Solo dove i cittadini sono trattati da sudditi o, peggio ancora, come un gregge di pecore stupide, questi temi non sono sentiti. Possiamo asserire senza ombra di smentita, che lei è stato l’artefice di un’epocale trasformazione nella comunicazione a Capoterra, creando una fitta rete di relazioni cibernetiche, costituite da diversi siti, blog, giornali online tutti indirizzati verso una maggiore diffusione dell’opinione pubblica nel web, trasformando la rete in un punto d’incontro e di scambio del proprio sapere, luogo che prima era rappresentato dalla Piazza e dalle sedi di partito. Non ritiene che per poter realizzare un vero rinnovamento per la comunità di Capoterra, questo debba avvenire solo tramite l’interazione di questi nuovi media?
Sono stato un pioniere nell’utilizzo di internet come strumento di diffusione dell’informazione libera e della democrazia partecipata. Anche quando, nel 1996, ho realizzato i siti Linea Poggio ed Isola Sarda con le prime pagine che parlavano di Capoterra e dei suoi monti, sentivo che si sarebbe arrivati a questo. Allora non era così scontato. Il computer e le connessioni telematiche erano ancora strumenti costosi e complicati. Pochi ricordano che addirittura Bill Gates, il patron di Microsoft, non aveva compreso le potenzialità della rete, snobbandola. Oggi Internet ha raggiunto una maturità e una diffusione tali da consentire alla gente di fare cose prima impensabili e di incidere sulla società in modo positivo. L’esperienza del blog di Poggio dei Pini e del nuovo Portale della Cooperativa si applicano a questa fase più matura della telematica al servizio del cittadino. Sono io stesso sorpreso dai risultati ottenuti da queste due realizzazioni e non posso non ricordare i contributi di alto livello offerti dalle persone che hanno usato il blog per condividere la loro conoscenza e le proprie idee.  E’ indispensabile che le istituzioni comprendano il significato di questo processo, ma ricordiamoci che internet è solo uno strumento, quello che conta sono le idee e la voglia di fare delle persone che lo utilizzano.
Ormai nel nostro territorio si è creata una rete tra siti web, un nuovo modo di comunicare e trasferire l’informazione, a suo parere è ormai giunto il momento di organizzare una convenzione tra tutti i componenti di questo network e la società civile?
A Capoterra l’alluvione ha portato morte e distruzione, ma, come spesso accade nei momenti importanti della vita, ha offerto in dono alla nostra comunità una opportunità di fratellanza e di crescita. Approfittare di questo regalo, se vorremo e sapremo farlo, significherebbe anche dare un senso diverso alla morte di quelle quattro persone che sono state strappate all’affetto dei loro cari il 22 ottobre. La rete ha messo a disposizione di questo processo spontaneo quei fili che, come i tanti rivoli d’acqua che hanno attraversato o sfiorato le nostre case, ci hanno consentito di comunicare e di capire ciò che è successo per fare in modo che non avvenga più in futuro. I soggetti che si occupano di telematica si sono cercati spontaneamente, ci siamo scambiati esperienze, abbiamo pubblicato e rilanciato articoli. Sarebbe bello organizzare un incontro con la gente per renderla partecipe di quello che sta accadendo nella Ciber-Capoterra.  
Spesso le manifestazioni di politica partecipata è vissuta da buona parte della classe politica non come una risorsa ma come un antagonismo, arrivando a mettere in discussione lo stesso valore di determinate manifestazioni: (associazioni, comitati spontanei, blog, siti web….), non pensa che questa ansia nasconde un’arretratezza della stessa classe politica ed una chiusura verso ogni forma di dialogo con una controparte rappresentata dall’opinione pubblica?
Chi teme e ostacola la trasparenza e la partecipazione dei cittadini, resa più semplice dall’utilizzo della telematica e mostra fastidio, come è avvenuto palesemente all’interno del consiglio comunale in questi ultimi mesi, si mostra attaccato a un modo di fare politica vecchio, che ha portato pessimi risultati.  E’ la sindrome della casta, della lobby, dei molti Sig. Cipenzudeu che vorrebbero essere lasciati indisturbati nei posti di comando, senza rendere conto a nessuno. Le associazioni che tanto hanno fatto per spingere le istituzioni all’azione sono state vista da taluno come un disturbo invece che come una ricchezza da elogiare. Non vorrei essere frainteso, questo atteggiamento è assolutamente bipartisan e coinvolge la destra quanto la sinistra.
Si parla sempre con maggiore insistenza, del partito dei responsabili dei condomini, che cavalcando il malumore serpeggiante tra i residenti delle lottizzazioni, sarebbero intenzionati a creare una lista civica o terzo polo e candidarsi tra 16 mesi alle elezioni comunali. Secondo lei, considerato che anche a Capoterra ormai si va verso un sistema bipolare, trova plausibile che questo terzo polo si possa interporre tra i due poli tradizionali ( centro destra e centro sinistra)?
Non amo molto i calcoli nella politica e le strategie che si basano non sulle proposte e sulle idee ma sulle alchimie, le alleanze, gli accordi e i compromessi. Vorrei invece una politica che risolvesse i problemi reali. A Capoterra un problema grosso è la divisione, che rappresenta un danno per tutti. Nel centro storico è sempre esistita una lobby che ha guidato il comune, portando avanti il progetto di una Capoterra divisa tra centro storico e frazioni, tra i capoterresi d.o.c. e gli “intrusi”, e ha di conseguenza utilizzato le risorse comunali in modo non uniforme, privilegiando una zona e trascurandone altre. E’ chiaro che questa visione non può essere accettata dai residenti delle frazioni e, a mio avviso, danneggia anche i residenti del centro storico. L’armonia e la ricchezza di iniziative sociali e culturali fa parte della qualità della vita. Supponiamo che di queste cose non ci freghi niente e che il nostro unico interesse siano i soldi. Vorrei sapere allora a quanto ammonta la perdita di fatturato per le attività commerciali capoterresi causata dalla fuga dei residenti delle frazioni verso le attività commerciali, sportive, ricreative presenti in altri territori come Cagliari o Pula. E che dire della differenza tra il valore immobiliare di una moderna ed integrata cittadina di trentamila abitanti rispetto a un’accozzaglia di quartieri dormitorio?  L’idea di un partito delle frazioni non mi piace, ma nemmeno l’attuale politica dell’emarginazione e della divisione. A Capoterra servono persone illuminate che possano volare un po’ più in alto dal riproporre scimmiottando i vecchi modelli feudali della politica stile prima repubblica, con tanto di vassalli, valvassori e valvassini.  Questo consiglio comunale ha dimostrato, per ora, di non sapere cogliere questa necessità di cambiamento a ancor meno speranze provengono da quella opposizione che opera in assoluto silenzio pronta a mettere le mani sul territorio che a più riprese, in passato, ha cercato di trasformare in una colata uniforme di cemento. E’ chiaro che se qualcosa non cambia i residenti delle frazioni farebbero bene a organizzarsi e far sentire la loro voce dotandosi di una vera rappresentanza che porti avanti le proprie esigenze con forza.
Ringrazio il Signor Giorgio Plazzotta per questa esaustiva analisi e per la sua disponibilità.


COMMENTI

ven 19 feb 15:56
L'intervista a Giorgio Plazzotta è interessante per le novità  che traspaiono in una volontà - da lui sempre promossa - di creare rete, di correggere gli errori del passato, di agire sul territorio e veicolare l'interesse comune, al di là degli schieramenti. Ritengo che la buona fede che lo anima sia autentica. Detto questo, però, bisogna annotare la mancanza, per ora, di una fase attuativa di questo cambiamento, laddove i rapporti con le amministrazioni locali sono invariate, il risanamento del territorio da parte dell'Ente regionale è stato molto parziale, i privilegi di cui si parla e ci si lamenta sono immutati. A fronte di tutto questo si chiedono esborsi condominiali onerosi a Poggio dei pini, dove il reddito pro capite non è certo più quello di abitatori da Beverly Hill e dove i già pesanti sacrifici della vita d'ambiente sono sempre più gravosi.
Non si pretende il tutto e subito, si ammira la migliore trasparenza, si capiscono le difficoltà  di vario tipo, però un qualche segno di rinascita si vorrebbe scorgere. Finora sono tutte parole. Speriamo che si trasformino davvero in azioni concrete.
Donatella Lissia

 

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