lettera di una residente di Poggio dei pini
Poggio dei pini
Vivo a Poggio dei Pini dal 1988 e prima di me, pionieri del luogo, ci hanno vissuto i miei genitori, dato che mio padre fu uno dei soci fondatori. Ho quindi una memoria storica assai vasta, arricchita dall’interesse che ho sempre avuto per queste verdi contrade, per la loro salvaguardia e gestione. Ho sempre perciò partecipato a riunioni, iniziative, momenti di associazione. Per di più ho fatto parte per cinque anni, dal 1989 al 1993 del Consiglio di Amministrazione, ho collaborato alla nascita della biblioteca etc. Ho quindi un certo titolo per affermare che non appartengo alla schiera dei poggini “dormienti”, figure assai diffuse nel luogo, sia per ragioni logistiche (la maggior parte lavorano in città e vengono qui solo a dormire o quasi), sia per la struttura poco associativa che ha caratterizzato questo luogo, privo di radici storiche, di tradizioni, di elementi aggreganti.
Con ragione pertanto mi sento di affermare che tutte le speranze di vedere realizzato il programma che la Cooperativa si era proposta al suo nascere si sono regolarmente scontrate con una gestione sempre più volta a soddisfare interessi personali, senza ritorni reali sul territorio, sulle necessità della gente, sugli effettivi bisogni. Ad ogni cambio di amministrazione si è sperato nella svolta, nel mutamento epocale, che non è mai avvenuto, perché i rapporti con le Istituzioni locali sono stati sempre monchi, il tentativo di speculazione edilizia ha sempre cercato di prevalere, le strutture utili alla comunità sono state male amministrate e si sono gradatamente deteriorate. I soci si sono trovati a dover esborsare cifre doppie di tasse al comune e alla cooperativa per servizi analoghi (acqua, luce, fognature etc.) in un inutile rimbalzo di responsabilità e di competenze eternamente irrisolto. Per non parlare di chi, amministrando, ha curato più i propri interessi che quelli comuni, con decisioni, progetti ed appalti che servivano solo ad impinguare le proprie tasche e che non hanno mai avuto realizzazione, anche per la loro incongruenza.
L’alluvione del 22 ottobre 2008 è stata poi lo spartiacque, una sorta di cartina di tornasole dello stato di cose. Si è rivelato, a cielo aperto, tutto il retroscena di un territorio non utilizzato secondo leggi naturali, ma guastato da speculazioni di vario tipo ed è apparsa ben visibile tutta la povertà, in senso letterale, della Cooperativa, non in grado di sopperire anche alle minime necessità di un’emergenza, certamente imprevedibile, ma comunque ipotizzabile in un sano uso del paesaggio e delle risorse. Se non fosse intervenuta la Regione, saremo ancora, come siamo stati per un’intera estate, con le fogne a cielo aperto, anche in senso metaforico.
Una cooperativa che si è tenuta in piedi con la vendita del lotti non può definirsi tale. E’ un’impresa immobiliare forse, un commercio di compravendita, ma neppure questo ha saputo fare, perché tutto ciò che è stato guadagnato non è stato speso per migliorare il luogo di tutti, ma per garantire privilegi di pochi. Un’impresa, forse, per gli ingegneri, i geometri, gli affaristi che ne hanno lucrato. Chiamiamola oligoperativa, è più appropriato. Ne ho visto di tutti i colori, e mi fermo qui per pudore.
Ora i lotti sono finiti, non c’è più trippa per gatti! Una nuova gestione ha scalzato quella vecchia e le speranze della rinascita come d’incanto parevano a portata di mano. Nuovi amministratori, basta con i soprusi e la mala gestione. Le aspettative sono state tante e ripetute. L’esito? Mesi di silenzio. Come si dice in questi casi? Lasciamoli lavorare!
I soldi per la ricostruzione non c’erano e fino all’altro giorno camminavamo su polveroni e strade sterrate, con rischi gravissimi per la nostra incolumità, fogne maleodoranti e chi più ne ha più ne metta. Poi finalmente si rifa la strada d’ingresso, già piena di fosse e baratri alle prime piogge. La gestione dell’acqua ci viene tolta e di questo dobbiamo ringraziare per ora, perché le nuove bollette di Abbanoa sono meno care di quelle della cooperativa, che arrivavano alle stelle.
Ed ora la bella novità: per il 2010 le quote condominiali aumentano del 24%! Ecco cosa è stato capace di fare il nuovo Consiglio: risanare i buchi paurosi (ma la colpa è delle vecchie amministrazioni, naturamente!) mettendo gravosamente le mani in tasca ai poveri già oberati soci.
Ma per che cosa?
Strutture sportive fatiscenti, piscina distrutta, opere cedute al Comune, degrado dappertutto che ha dimezzato il valore delle nostre case. Per tutto questo dovremmo pagare. Mi è stato risposto che sono anche state tagliate spese di personale, per cui devo anche essere contenta perché è stata licenziata gente. In questi tempi di crisi, chi se ne frega! Allora a cosa servono queste circa 1000 euro che dovrò pagare in più all’anno, dovendo anche versare tutte le tasse al Comune senza alcuno sconto? A mantenere gli uffici e quei due impiegati che riscuotono i versamenti mensili? A pagare bollette ad una biblioteca ed a un circolo sociale frequentati da nessuno? A garantire una guardiania che non ci salvaguarda da nessuno? Oppure a continuare a foraggiare altri progetti dei nuovi amministratori, che ora che non si possono costruire più case, chissà cosa si inventano.
La cooperativa non è più quell’isola felice, fatta di poche case, con un incantevole paesaggio. Ora c’è un cumulo di rifiuti, un lago che è una pozza maleodorante, strade dissestate, ponte ancora sconquassato per cui la gente rischia passando nel fiume e metà del territorio del centro non appartiene più ad una comunità.
E’ giunta l’ora di dire basta. Bisogna tornare a far parte del mondo civile, essere membri di un comune, con tutte le sue pecche, ma che almeno è un organo costituzionale, a cui si può ricorrere ed appellarsi regolarmente, invece che ad una casta di individui che si sono rivelati negli anni non all’altezza del loro compito. Personalmente non riconosco più come luogo di appartenenza un regime oligarchico che non ti ascolta e rovina le tue cose, pretendendo balzelli a livelli di usura.
Per quanto mi riguarda, mi farò promotrice di una raccolta firme per lo scioglimento della Cooperativa Poggio dei Pini.
Donatella Lissia
Ha risposto uno dei nuovi amministratori di Poggio