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9 mar 2010

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1 commento

 

Ci ha scritto il Presidente del Comitato dei Genitori I.S.I.S. di Capoterra
Una scuola da salvare…

di Antonello Vadilonga

Scuola dopo riformaIn questo assordante e inquietante silenzio dei mass-media e rispetto ai problemi della Scuola, bisogna che i genitori degli studenti e non solo, facciano la loro parte e si informino.
Chiedano e urlino con tutto il fiato che hanno in gola per far sentire la propria voce sul futuro dei loro figli.
A Capoterra, con la nascita del primo Comitato dei Genitori, presso l’I.S.I.S. “S.Atzeni”, si sta cercando di fare proprio questo, in un momento molto delicato che vede il mondo della Scuola Pubblica sul ciglio del burrone della privatizzazione.
Non credo che tutti sappiano cosa prevede il Disegno di Legge che la  Presidentessa della Commissione Cultura della Camera, Valentina Aprea, ha redatto.
Per riparare  ai danni, in parte dovuti a tale Legge, ma già presenti con altre Amministrazioni passate, reali, che la burocrazia ha creato nel mondo della Scuola, ispirata ad un modo aziendalistico di gestire la “ Res Publica ”, la quale altro non è che la cosa pubblica, ha consegnato le scuole pubbliche al mercato, assegnando le risorse statali, attraverso la cosiddetta " quota capitaria ", ad ogni singola scuola, in base al numero di alunni effettivamente iscritti.
Ciò ha  trasformato, di fatto, ogni scuola in una “ fondazione ” gestita da un Consiglio di Amministrazione costituito da privati ( singoli e/o aziende ).
Tale fatto rappresenta uno spietato attacco alla gestione collegiale delle Istituzioni scolastiche autonome e mette a rischio la presenza di tutte le componenti della scuola all'interno del suddetto Consiglio.
Anche gli aspetti riguardanti il Personale scolastico ( Docenti, A.T.A. ), che non dimentichiamo essere il fulcro della Scuola, dato che è formato da quei “ lavoratori ” designati a trasmettere la conoscenza ai nostri ragazzi, subiscono una retromarcia all’ 800, a dir poco frustrante.
Prendendo in considerazione questi aspetti, si può capire che tipo di sovvertimento vi sarà nella Scuola italiana ed esso sarà tale da rendere vano d’ora in poi il concetto di Democrazia, quella vera, con la D maiuscola.
Si creerà di fatto un’ Istituzione che non assicurerà più il diritto inalienabile  all’Istruzione garantito dallo Stato ( e da noi pagato mediante tutte le Tasse, scolastiche e non ), ma un servizio privato a pagamento, accessibile solo a chi potrà permetterselo economicamente.
E questo, fatto ancora più grave, in barba agli art. 3, 30, 33 e 34 della Costituzione che individuano nel Diritto all’Istruzione il presupposto per l’uguaglianza fra le persone, la loro Formazione, la Conoscenza ed il Diritto/Dovere di adoprarsi per la Comunità tutta.
In Democrazia appunto.
Tutto questo ha mosso me e, per il momento, uno ( ma mi auguro aumenti esponenziali di genitori coinvolti … Impegniamoci ! ) sparuto numero di genitori  a organizzarci in Comitato, per essere presenti e cercare di dare una mano, con la nostra attività e la nostra coscienza, alla Scuola per riuscire a tenersi a galla e crescere insieme.
Davvero.
Il problema principale che individuiamo, in questo momento ( … iscrizioni ! ),  è dato dalla necessità di non far morire la nostra Scuola, di trovare quelle motivazioni da trasmettere ai nostri ragazzi di terza media perché scelgano, come proseguimento ai loro studi, l’I.S.I.S. “ S. Atzeni ” di Capoterra nelle sue due offerte formative:
Liceo Scientifico e Istituto Tecnico Commerciale.
Dobbiamo cercare di trasmettere  ai nostri ragazzi il senso di partecipazione al nostro territorio, con la certezza che solo così si potrà dare forza alla nostra Comunità.
E questo, non per rinchiudersi in un bieco campanilismo ma per portare in un contesto prima più “allargato” alle realtà locali, poi all’intera Europa, oramai “ comunità d’appartenenza d’origine ”, il senso dell’appartenenza ad una vita democratica e partecipativa che deve svilupparsi dal nostro territorio.
Col nostro impegno ed il nostro cuore, sarà dura, ma ce la faremo !

 

COMMENTI

mar 09 mar 18:22
Con convinzione, ed un pizzico di orgoglio, ho assecondato la richiesta di mio figlio affinchè si iscrivesse all'Atzeni.
Non me ne pento. L'altro figlio seguirà  fra qualche anno.
In un desolante panorama di alta mortalità  scolastica, tipica del nostro territorio, L'Istituto Atzeni rappresenta un piccolo ma importante faro di cultura e aggregazione.
Certo, e purtroppo, i problemi logostici, imputabili solo all'incapacità  della classe politica (o burocratica?) di pianificare le risorse economiche assegnate per l'ampliamento, rendono il lavoro degli insegnanti e degli allievi più difficile,  rispetto a quello di altri e più "rinomati" Istituti e Licei della vicina Cagliari.
Alcune classi fanno la spola tra due sedi una delle quali non in condizioni perfette, offerta dal Comune di Capoterra.
Ma forse e proprio questa è una delle ragioni che portano a valorizzare il lavoro dei docenti e dei ragazzi; il disagio di una sistemazione non ottimale infatti contribuisce a rafforzare il senso di appartenenza con la conseguenza che la difficoltà  diventa anche una sfida che i ragazzi affrontano esprimendo un alto livello di preparazione: l'istituto ha visto diplomarsi numerosi studenti con il massimo punteggio. Non sembri poco di questi tempi!
E per fare ciò, anche se lo auspichiamo e ci auguriamo che diventi così, si è appunto dimostrato che non è indispensabile avere una sede modernissima e tirata a lucido.
L'augurio è che l'amministrazione Provinciale, consegnataria dei fondi necessari all'ampliamento, comprenda che è arrivato il momento di mettere in cantiere la costruzione di nuove aule, necessarie al buon funzionamento dell'istituto ma sopratutto ad accogliere un numero ancora più elevato di studenti.
Capoterra ed il suo territorio meritano ed  hanno il diritto di avere un'Istituto superiore di eccellenza.
Adoperiamoci tutti assieme, ciascuno per il ruolo di competenza, affinchè questo piccolo esempio di autonomia, con poche risorse, non venga sacrificato sull'altare di un malinteso senso di falsa managerialità , operazione che in realtà  maschera, im modo abbastanza rude, la volontà  di tenere le generazioni future nell'ignoranza profonda.  
Ma questa è un'altra storia.
Gianleonardo Corda

 

 

 

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