Google e la Cina
di Lazzaro Caffiero
Cosa sta succedendo tra il colosso Google ed il colosso Cina? Da anni Google, il più grosso motore di ricerca di internet, ha accettato di limitare la navigazione di tutti gli internauti cinesi, anche perché la posta in gioco erano 350 milioni di persone che ogni giorno navigano in internet nella sola Cina, dove senza il vaglio del regime niente può avvenire, come si sa al soldo non si comanda. L’incidente diplomatico tra i due colossi pare scatenato da attacchi di non ben identificati hacker che avrebbero violato le mail di alcuni attivisti per i diritti civili, tanto da far dire al legale del noto browser che avrebbero rivisto gli accordi sui filtri ( una nuova parola per dire censura), anzi nell’attesa pare proprio che i filtri siano stati eliminati dal motore di ricerca.
La prima risposta del governo cinese stizzita è stata “chi non rispetta le regole non può lavorare in Cina”, ma stranamente non ha sortito l’effetto desiderato, perché Google è rimasto fermo sulla sua linea, tanto da dover poi far giustificare la Cina che diceva che gli attacchi degli hacker non erano riconducibili al governo cinese.
Questa potrebbe essere vista semplicemente come un prevalere dell’etica sugli affari, ma a ben guardare non è così. Infatti il sospetto che ci sia dietro proprio il governo statunitense è di per sé piuttosto plausibile, sembra strano che improvvisamente un colosso informatico che fa affari si preoccupi di pochi suoi clienti, anzi considerato che Google in Cina non è il primo motore di ricerca, così facendo agevola i suoi concorrenti. Questa diatriba che vede per l'appunto gli Stati Uniti difendere la rete ed in particolare un’ azienda come Google è più che altro una partita commerciale.
Gli americani, o meglio il governo di Obama , sembrano essersi resi conto che non si può combattere economicamente la Cina se questa non è allo stesso livello sociale. Vi ricordate infatti anni or sono quando il noto blogger Beppe Grillo diceva che per combattere economicamente contro la Cina bisognava trasferirci in massa tutte le nostre sigle sindacali?
Quella era una battuta, ma in realtà credo volesse significare che quell’occidentalizzazione che ormai si è imposta un po’ dappertutto in qualche modo vada imposta anche in Cina. Se si lascia la Cina a chiudersi su se stessa perché ottusamente vuole continuare ad impedire a noi di entrare realmente nel suo mercato, mentre lei ,forte delle disuguaglianze, entra in tutti i mercati mondiali ,quella ad avere difficoltà sarà la Cina stessa, non noi. Si inizia da Internet (l’informazione libera quindi perno fondamentale di qualsiasi percorso sociale), per poi man mano allargarsi a tanti altri settori. E’ come se noi continuassimo a giocare a carte con un baro; alla fine anche se le nostre imprese entrano in quel gioco barato, viene a crearsi così solo l’arricchimento personalmente degli imprenditori che fanno un made in Cina,ma non è pensabile che in quest’ottica risolleviamo le nostre economie.
Solo isolando chi bara (Cina) lo si può costringere a prendere anche le nostre carte, sempre che voglia continuare a giocare.
COMMENTI
ven 29 gen 09:52
E' assolutamente centrata, e ha il merito di uscire dalla banale retorica della "lotta di google contro la censura" l'osservazione su quale sia il reale piano della contesa. E' un braccio di ferro tra due piattaforme politico-economiche: USA e Cina. Su quelli che saranno i possibili esiti ci sono molte ipotesi aperte. Lazzaro è moderatamente fiducioso, ma esistono anche analisi profondamente pessimiste ( http://tinyurl.com/yecjjhf ), che sono suffragate dall'insuccesso di quella che è stata la "Rivoluzione arancione" Ucraina ( http://tinyurl.com/ycyzekv ). Di certo non è una disputa "per la libertà ".
Daniele B.